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Spie per hobby in Bosnia

Spie per hobby in Bosnia

Rinascita Balcanica – Banja Luka,Bosnia and Herzegovina

(…) Il Presidente del Dipartimento per la difesa e la sicurezza NSRS, Petar Dokic ha inoltre dichiarato che è incredibile far lavorare in quei posti gente che non ha nessuna esperienza sul campo. Lui crede che il tema principale della prossima riunione sarà proprio questo concorso. “Per tali impieghi occorrono professionisti con lunga esperienza, che possano rispondere adeguatamente ai compiti prefissati, e non qualcuno che si trova all’interno di tali strutture per puro caso”.
Il nostro grande sospetto è invece che chi ha inventato e venduto queste nuove tecnologie costringe gli Stati ad accettare i loro uomini, perchè sono gli unici che le sanno utilizzare. Offrendo i loro “doni a fin di bene”, in realtà donano una trappola per il nuovo ordine mondiale, dove nessuno potrà fare un movimento senza controllo. I nuovi metodi per la colonizzazione dei paesi a questo punto, infiltrandosi segretamente nelle nostre case, diventano invisibili.

Biljana Vukicevic

La sfida della democrazia nei Balcani

http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8432/328/

Il
sostegno internazionale alla democratizzazione dei Balcani è
strettamente legato alla promozione della società civile. Le ONG
diventano perciò attori influenti nelle relazioni internazionali

L’aiuto
estero ai Balcani è strettamente legato al sostegno alla società
civile. I suoi principali interpreti, le organizzazioni non
governative, hanno iniziato a moltiplicarsi a partire dall’inizio della
transizione in gran parte a causa della presenza di generosi flussi di
denaro.

Negli anni ’90 è divenuto sempre più evidente che le
ONG erano attori di crescente influenza nelle relazioni internazionali,
parte integrante di un mondo sempre più interconnesso e multilaterale,
con un ruolo equivalente e talvolta perfino contrapposto dello stato.

Secondo
Jessica Matthews, la diffusione delle ONG è stato un elemento della
redistribuzione di potere nel mondo: il mondo in cui gli stati erano i
principali soggetti di potere non esisteva più, e le ONG erano gli
esponenti naturali di quello che in sostanza costituiva un nuovo ordine
mondiale
.[1]

Senza addentrarsi troppo nel complesso discorso
di come i cambiamenti sociali e politici abbiano dato impulso allo
sviluppo della società civile negli anni ’90, è importante chiarire che
uno degli elementi che ha contribuito a far accrescere il potere
economico delle ONG è stato il fatto che queste hanno iniziato ad
essere percepite come intermediare privilegiate per la realizzazione
dei progetti di emergenza e di aiuto allo sviluppo.

La
delusione per l’inefficacia della cooperazione governativa; la
convenienza legata al subappalto di aiuti alle organizzazioni no-profit
motivata sia da ragioni politiche (ovvero la possibilità di aggirare
governi che in alcuni contesti erano compromettenti) ed economiche
(costi più contenuti); la flessibilità del lavoro delle ONG se
paragonata alle procedure lente e burocratiche di un’amministrazione
pubblica; il crescente multilateralismo e, tra gli altri, il ruolo del
sistema delle Nazioni Unite nella promozione delle ONG, sono tutti
elementi che hanno contribuito alla crescente fama delle organizzazioni
non governative.

Negli anni e perfino nei decenni precedenti,
le ONG erano ritenute superiori rispetto agli attori istituzionali
nell’attività di sviluppo e di distribuzione degli aiuti. Tale
superiorità non era vista solamente in termini operativi, bensì le ONG
erano considerate attori di maggior rilievo anche dal punto di vista
morale, sia nella distribuzione degli aiuti che in senso più generale
nell’ambito transnazionale.

Oltre alla loro popolarità come
operatori di sviluppo, specialmente in situazioni in cui erano
richiesti interventi d’emergenza, le ONG erano identificate con la
società civile, e dal momento che questa era ritenuta una componente
indispensabile per l’affermazione di un sistema democratico, le ONG
sono state viste al contempo come mezzo e fine dell’attività di
promozione della democrazia. In questo senso, una società civile
dinamica era considerata indicatore di rilievo per il solidità della
democrazia; il solo numero delle ONG registrate molto spesso ne
costituiva una prova. Così, lo sviluppo della società civile ha
costituito un elemento importante nell’agenda della democratizzazione.

La
crescente fama delle ONG le ha rese sia importanti beneficiarie che
implementatrici di aiuti stranieri: godevano di una alta considerazione
perché lavoravano per lo sviluppo secondo i propri principi, ma al
contempo sono diventate anche i soggetti subappaltatori preferiti dai
governi. Secondo Antonio Donini “le ONG rappresentano collettivamente
la seconda più larga risorsa per lo sviluppo e l’assistenza, superate
solamente dalle donazioni governative bilaterali. Le donazioni
pubbliche rappresentavano l’1,5% del reddito delle ONG negli anni ’70,
il 35% nel 1988 e, con l’esplosione dei programmi di assistenza
umanitaria degli ultimi anni, si stima oltre il 40% attualmente”.[2]
Riddell osserva che “nel 2004 le ONG erano responsabili per quasi 23
miliardi di dollari di aiuti in denaro; l’equivalente di oltre il 30%
dell’intero Aiuto Pubblico allo Sviluppo, ndr”.[3]

Uno sguardo
sull’attività delle ONG nei Balcani dagli inizi degli anni ’90 conferma
il loro status di attore privilegiato in un’ampia gamma di attività.

Un’enorme
quantità di lavoro nelle fasi d’emergenza e, in seguito, la
ricostruzione in Bosnia Erzegovina e in Kosovo, è stata realizzata ad
opera delle ONG; gran parte degli aiuti alla democrazia stanziati ai
Balcani sono arrivati attraverso le organizzazioni della società
civile. In nessun luogo è stato così evidente come in Serbia e in
Bosnia. Nel caso serbo ad esempio, accanto al sostegno estero
all’opposizione politica messo in atto da un certo punto in avanti
della storia politica del paese, sono state le ONG ad essere
principalmente caricate dell’attività di democratizzazione nella
regione, dell’educazione civica, della promozione dei diritti umani,
del monitoraggio dell’attività di governo e di quello elettorale. Come
risultato, il lavoro di alcune ONG o movimenti della società civile nei
Balcani è stato riconosciuto anche al di fuori dei confini nazionali,
come ad esempio nei casi di OTPOR in Serbia o di MJAFT in Albania.

Anche
nell’ambito della fornitura di servizi sociali, le ONG hanno
rappresentato un elemento cruciale nelle zone rurali, mobilitando
risorse per infrastrutture locali o impegnandosi nella fornitura di
diversi servizi per la sanità, l’educazione, l’assistenza sociale, etc:
migliaia di scuole e di ospedali in tutti i Balcani sono stati
ristrutturati e riforniti di materiale attraverso l’attività delle ONG.

La loro rilevanza attuale nella stabilizzazione delle
democrazia balcaniche è tuttora Per tentare di rafforzare il dialogo
con la società civile nel processo di avvicinamento dei Balcani all’UE,
la Commissione Europea ha organizzato lo scorso aprile un’importante
conferenza a cui hanno partecipato più di 150 organizzazioni della
società civile di tutta la regione, per discutere di temi quali
democrazia, diritti umani e sviluppo sostenibile. “La società civile
svolge un ruolo chiave nell’accesso del Sud est Europa nell’UE”, ha
affermato in questa occasione il Commissario all’Allargamento Olli
Rehn.

Questa conferenza rientra nel piano della Commissione
per rafforzare il suo sostegno alla società civile nella regione nel
prossimo futuro. A questo scopo, ha stanziato 90 milioni di euro per le
ONG nei Balcani Occidentali per il periodo 2008-2010

Risto Karajkov*
Skopje & Bologna

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