Archivio per agosto 2008|archivio pagina mensile
L’utopia è Obama. Biden è il suo profeta
L’utopia è Obama. Biden è il suo profeta
il candidato democratico si ispira al mistico Gioachino da Fiore
L’Opinione – Italy
(…) Nel 1992 dichiarava che: “La sicurezza collettiva oggi deve inglobare non solo la sicurezza delle nazioni, ma anche la sicurezza dell’umanità in un ambiente globale che risulta vulnerabile ai cambiamenti debilitanti causati dagli stessi sforzi dell’uomo. Perciò predisponendo il programma delle cose che l’America deve fare per un nuovo ordine mondiale, dobbiamo iniziare con un profondo cambiamento del pensare umano”. Una visione della politica estera così messianica e idealista porterà a “pace, giustizia e felicità”? Storicamente parlando, le vie dell’inferno sono sempre lastricate di buoni propositi. Coloro che accusavano Bush di essere un folle idealista che voleva la pace in terra facendo la “guerra permanente”, sono avvertiti: un eventuale successore democratico potrebbe essere molto peggio.

La Russia di Putin e il nuovo ordine mondiale
notizia del 27 Agosto 2008
LA RUSSIA DI PUTIN E IL NUOVO ORDINE MONDIALE
CCSNews – Roma,Lazio,Italy
(…) La vicenda della guerra in Georgia che nel vacanziero mese di agosto è
riuscita persino a scomodare il nostro ministro degli Esteri, Franco
Frattini, (…)
La Georgia, l’Europa e il disordine mondiale
notizia del 23 Agosto 2008
La Georgia, l’Europa e il disordine mondiale
PeaceLink – Italy
(…) Oggi, la situazione è profondamente mutata, perché la costruzione del nuovo ordine mondiale non dipenderà solo da una o poche potenze egemoni. . Ma è certo che se l’Unione europea non riuscirà a darsi un proprio governo e i mezzi militari per una propria politica estera e della sicurezza si accresceranno le probabilità di gravi crisi internazionali; senza mettere in conto la crescente incapacità di far fronte all’inquinamento planetario che minaccia di trasformarsi in una catastrofe, con conseguenze ben più gravi delle ferite che le potenze mondiali possono provocarsi reciprocamente. (…)

I mujaheedin in Bosnia
I mujaheedin in Bosnia
Rinascita Balcanica – Banja Luka,Bosnia and Herzegovina
… e banche finanziarono quell’organizzazione, e crearono Al Qaeda, uno strumento che poi servirà in futuro per la guerra del Nuovo Ordine Mondiale. …

Saakasvili, il duce del Caucaso
alla data del 20 Agosto 2008
SAAKASVILI, IL DUCE DEL CAUCASO
Altre Notizie – Roma,Lazio,Italy
Ora a Tbilisi c’è un vero “americano” che, destinato a dettare le leggi del nuovo ordine mondiale, sarà riconfermato nel 2008 alla carica presidenziale dopo …

Peter Brun – Capitalismo e Socialismo: quale futuro?
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=6121
07 Agosto 2008
(…)
Nel complesso, sta emergendo un “Nuovo Ordine Mondiale”, ma ben diverso da quello immaginato dai profeti anglo-americani del mercato-mondo: è in atto uno storico dislocamento di potenza, di influenza politica, di prestigio e di ricchezza reale dall’Occidente ex avanzato al quello che era ex Terzo Mondo, o secondo mondo. In linea di massima, il potere sta sfuggendo dai Paesi in deficit di energia verso quelli che hanno energia (petrolio, gas, uranio) da vendere (Michael T. Klare, “The rise of the new energy world order”, Asia Times, 17 aprile 2008). La Cina, bisognosa di materie prime energetiche, sta però solo in teoria nel primo gruppo declinante: perché usa la sua nuova influenza politica per accordi strategici di Stato, ben lontani dal liberismo alla Adam Smith, per assicurarsi il futuro. Così la Sinopec cinese ha un accordo storico con la Aramco saudita (che un tempo apparteneva alla Exxon e Chevron) per nuove esplorazioni in Arabia; la China National Petroleum collaborerà con Gazprom, il colosso sotto controllo di Stato, per costruire oleo e gasdotti che porteranno il gas russo ai cinesi. La indiana Oil and Natural Gas Corporation (impresa pubblica) sta aiutando il Venezuela a sviluppare i suoi giacimenti di greggio pesante un tempo controllati da Chevron. Il trasferimento di ricchezza ai fornitori di greggio, gas e metalli è enorme: 970 miliardi di dollari nel 2006 e sicuramente molto più nel 2008, visti i rincari. Parte rilevante di questa ricchezza viene depositata in fondi sovrani di Stato, che stanno acquistando tutto ciò che vale qualcosa in USA, con dollari svalutati. Di imprevedibile rilevanza per il futuro è la concentrazione straordinaria del potere energetico: soli 10 Stati possiedono l’82,2% delle riserve mondiali accertate e solo tre – Russia, Iran e Katar – controllano il 55,8% dell’offerta globale. Un accordo fra Russia e Iran per la divisione pacifica ma «politica» dei mercati, senza concorrenza fra loro (che Teheran ha già proposto) eserciterà una storica tenaglia sui Paesi dell’OCSE, sviluppati, (ex) industrializzati, abituati ad un alto tenore di vita, oggi – specialmente gli USA – a credito. Inneggia a questo imprevisto nuovo ordine globale un libro che sta facendo furore in Asia: The new Asia hemisphere – The irresistible shift of global power do the East, di Kishore Mahbubani. Un diplomatico di Singapore, sostiene che i grandi Paesi asiatici, cresciuti al nuovo benessere grazie ai “valori occidentali”, libero mercato, proprietà privata e tecnologie comprese, stanno tagliando il cordone ombelicale che li subordinava alla cultura occidentale (Sreeram Chaulia, “Asia pushes, West resists”, Asia Times, 19 aprile 2008).
(…)
La sfida della democrazia nei Balcani
http://www.newropeans-magazine.org/content/view/8432/328/

Il
sostegno internazionale alla democratizzazione dei Balcani è
strettamente legato alla promozione della società civile. Le ONG
diventano perciò attori influenti nelle relazioni internazionali
estero ai Balcani è strettamente legato al sostegno alla società
civile. I suoi principali interpreti, le organizzazioni non
governative, hanno iniziato a moltiplicarsi a partire dall’inizio della
transizione in gran parte a causa della presenza di generosi flussi di
denaro.
Negli anni ’90 è divenuto sempre più evidente che le
ONG erano attori di crescente influenza nelle relazioni internazionali,
parte integrante di un mondo sempre più interconnesso e multilaterale,
con un ruolo equivalente e talvolta perfino contrapposto dello stato.
Secondo
Jessica Matthews, la diffusione delle ONG è stato un elemento della
redistribuzione di potere nel mondo: il mondo in cui gli stati erano i
principali soggetti di potere non esisteva più, e le ONG erano gli
esponenti naturali di quello che in sostanza costituiva un nuovo ordine
mondiale.[1]
Senza addentrarsi troppo nel complesso discorso
di come i cambiamenti sociali e politici abbiano dato impulso allo
sviluppo della società civile negli anni ’90, è importante chiarire che
uno degli elementi che ha contribuito a far accrescere il potere
economico delle ONG è stato il fatto che queste hanno iniziato ad
essere percepite come intermediare privilegiate per la realizzazione
dei progetti di emergenza e di aiuto allo sviluppo.
La
delusione per l’inefficacia della cooperazione governativa; la
convenienza legata al subappalto di aiuti alle organizzazioni no-profit
motivata sia da ragioni politiche (ovvero la possibilità di aggirare
governi che in alcuni contesti erano compromettenti) ed economiche
(costi più contenuti); la flessibilità del lavoro delle ONG se
paragonata alle procedure lente e burocratiche di un’amministrazione
pubblica; il crescente multilateralismo e, tra gli altri, il ruolo del
sistema delle Nazioni Unite nella promozione delle ONG, sono tutti
elementi che hanno contribuito alla crescente fama delle organizzazioni
non governative.
Negli anni e perfino nei decenni precedenti,
le ONG erano ritenute superiori rispetto agli attori istituzionali
nell’attività di sviluppo e di distribuzione degli aiuti. Tale
superiorità non era vista solamente in termini operativi, bensì le ONG
erano considerate attori di maggior rilievo anche dal punto di vista
morale, sia nella distribuzione degli aiuti che in senso più generale
nell’ambito transnazionale.
Oltre alla loro popolarità come
operatori di sviluppo, specialmente in situazioni in cui erano
richiesti interventi d’emergenza, le ONG erano identificate con la
società civile, e dal momento che questa era ritenuta una componente
indispensabile per l’affermazione di un sistema democratico, le ONG
sono state viste al contempo come mezzo e fine dell’attività di
promozione della democrazia. In questo senso, una società civile
dinamica era considerata indicatore di rilievo per il solidità della
democrazia; il solo numero delle ONG registrate molto spesso ne
costituiva una prova. Così, lo sviluppo della società civile ha
costituito un elemento importante nell’agenda della democratizzazione.
La
crescente fama delle ONG le ha rese sia importanti beneficiarie che
implementatrici di aiuti stranieri: godevano di una alta considerazione
perché lavoravano per lo sviluppo secondo i propri principi, ma al
contempo sono diventate anche i soggetti subappaltatori preferiti dai
governi. Secondo Antonio Donini “le ONG rappresentano collettivamente
la seconda più larga risorsa per lo sviluppo e l’assistenza, superate
solamente dalle donazioni governative bilaterali. Le donazioni
pubbliche rappresentavano l’1,5% del reddito delle ONG negli anni ’70,
il 35% nel 1988 e, con l’esplosione dei programmi di assistenza
umanitaria degli ultimi anni, si stima oltre il 40% attualmente”.[2]
Riddell osserva che “nel 2004 le ONG erano responsabili per quasi 23
miliardi di dollari di aiuti in denaro; l’equivalente di oltre il 30%
dell’intero Aiuto Pubblico allo Sviluppo, ndr”.[3]
Uno sguardo
sull’attività delle ONG nei Balcani dagli inizi degli anni ’90 conferma
il loro status di attore privilegiato in un’ampia gamma di attività.
Un’enorme
quantità di lavoro nelle fasi d’emergenza e, in seguito, la
ricostruzione in Bosnia Erzegovina e in Kosovo, è stata realizzata ad
opera delle ONG; gran parte degli aiuti alla democrazia stanziati ai
Balcani sono arrivati attraverso le organizzazioni della società
civile. In nessun luogo è stato così evidente come in Serbia e in
Bosnia. Nel caso serbo ad esempio, accanto al sostegno estero
all’opposizione politica messo in atto da un certo punto in avanti
della storia politica del paese, sono state le ONG ad essere
principalmente caricate dell’attività di democratizzazione nella
regione, dell’educazione civica, della promozione dei diritti umani,
del monitoraggio dell’attività di governo e di quello elettorale. Come
risultato, il lavoro di alcune ONG o movimenti della società civile nei
Balcani è stato riconosciuto anche al di fuori dei confini nazionali,
come ad esempio nei casi di OTPOR in Serbia o di MJAFT in Albania.
Anche
nell’ambito della fornitura di servizi sociali, le ONG hanno
rappresentato un elemento cruciale nelle zone rurali, mobilitando
risorse per infrastrutture locali o impegnandosi nella fornitura di
diversi servizi per la sanità, l’educazione, l’assistenza sociale, etc:
migliaia di scuole e di ospedali in tutti i Balcani sono stati
ristrutturati e riforniti di materiale attraverso l’attività delle ONG.
La loro rilevanza attuale nella stabilizzazione delle
democrazia balcaniche è tuttora Per tentare di rafforzare il dialogo
con la società civile nel processo di avvicinamento dei Balcani all’UE,
la Commissione Europea ha organizzato lo scorso aprile un’importante
conferenza a cui hanno partecipato più di 150 organizzazioni della
società civile di tutta la regione, per discutere di temi quali
democrazia, diritti umani e sviluppo sostenibile. “La società civile
svolge un ruolo chiave nell’accesso del Sud est Europa nell’UE”, ha
affermato in questa occasione il Commissario all’Allargamento Olli
Rehn.
Questa conferenza rientra nel piano della Commissione
per rafforzare il suo sostegno alla società civile nella regione nel
prossimo futuro. A questo scopo, ha stanziato 90 milioni di euro per le
ONG nei Balcani Occidentali per il periodo 2008-2010
Risto Karajkov*
Skopje & Bologna
LaRouche denuncia il “padrino di Obama” George Soros dietro la guerra nel Caucaso
http://www.movisol.org/08news171.htm
12 agosto 2008 (MoviSol) – Lyndon LaRouche ha denunciato l’agente
britannico George Soros per il suo ruolo nel tentativo di scatenare una
guerra mondiale partendo dal Caucaso. Soros è il padrino finanziario e
politico sia del Presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che del
presunto candidato democratico Barack Obama. “Se volete un’anteprima di
ciò che sarebbero gli Stati Uniti con un Presidente Obama”, ha detto
LaRouche, “guardate alle recenti mosse della Georgia. Il padrone del
Presidente georgiano Saakashvili è lo stesso di Obama, il britannico
George Soros.” “Obama, uomo di Soros, sarebbe un altro Dick Cheney se
fosse eletto?”, si è chiesto LaRouche. L’Open Society Institute (OSI) di Soros si vanta di
essere stato la forza trainante della cosiddetta “Rivoluzione delle
Rose” che portò Sakaashvili al potere nel 2003-2004. Nel gennaio 2004
l’OSI, che si era stabilito in Georgia già nel 1994, cominciò a
finanziare direttamente il governo come parte di un programma congiunto
con l’UNDP (United Nations Development Program), allora guidato da Mark
Malloch Brown, oggi segretario generale del Foreign (and Commonwealth)
Office britannico. Malloch Brown è talmente vicino a Soros che, quando
era all’ONU, viveva in un appartamento affittatogli dallo speculatore. I britannici destabilizzano il Caucaso fin dal crollo
dell’Unione Sovietica, finanziando e armando i ribelli ceceni,
permettendo il loro reclutamento nelle moschee londinesi e fornendo
asilo e protezione a mafiosi come Boris Berezovsky, che finanzia le
attività anti-russe e il terrorismo nel Caucaso. “Vediamo gli ingenti flussi di denaro di Soros nelle
casse di Obama”, ha concluso LaRouche. “Soros è un agente britannico,
sotto il controllo dell’intelligence estero e dei servizi per le
operazioni speciali di Sua Maestà. Le sue fonti di denaro, dopo il
finanziamento iniziale da parte del ramo svizzero degli interessi
bancari Rothschild, sono, nel migliore dei casi, di dubbia origine.
Soros fa parte dell’apparato della nuova guerra dell’oppio britannica,
ed egli possiede, a tutti gli effetti, il senatore Obama. Ora, egli
fomenta provocazioni da guerra mondiale contro Mosca, nel preciso
momento in cui io chiedo a Russia, Cina e India di unirsi agli Stati
Uniti per creare un nuovo sistema finanziario internazionale che
eliminerebbe una volta per sempre speculatori come Soros”.
Crisi in Georgia, il presidente turco”Usa non possono agire da soli”
http://www.parmaok.it/parmaok/mondo/turchia_georgia_statiuniti_31608085.html
TURCHIA, 16 AGOSTO – Per il presidente della Turchia, Abdullah Gul,
il conflitto in Georgia e il successo “geopolitico” di Mosca dimostrano
in modo chiaro che gli Stati Uniti non possono più gestire la politica
globale in modo unilaterale, ma dovranno invece iniziare a condividere
le responsabilità con gli altri Paesi.In una intervista
concessa in esclusiva al quotidiano britannico “The Guardian” – la
prima rilasciata a un giornale straniero da quando è diventato capo di
Stato – il presidente turco dichiara: “Non penso che si possa
controllare tutto il mondo da un centro.Ci sono grandi nazioni, ci
sono grandi popoli, c’è un incredibile sviluppo economico in alcune
parti del mondo. Quindi, invece di agire unilateralmente, dobbiamo
agire tutti insieme, prendere decisioni comuni e consultarci con il
mondo. Deve emergere un nuovo ordine mondiale“.
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